Il romanzo di Bianchina

Tra fatti storicamente documentati e altri arricchiti da notizie fantasiose, vi e’ un evento che merita la nostra attenzione e che fu ripreso in un fortunato romanzo ottocentesco di Luigi Marzolini.

La vicenda racconta come i rapporti di reciproca stima e di lealtà tra la famiglia Landi e quella dei Visconti s’incrinassero improvvisamente. Tutto ebbe inizio nel 1322, quando feudatario di Rivalta era il summenzionato Obizzo Landi, detto Verzuso . Il prodo soldato di fede ghibellina, grazie anche al sostegno dell’amico Galeazzo Visconti, si trovò a doversi schierare contro quest’ultimo per ragioni tutt‘altro che politiche. Pare infatti che le sempre più frequenti visite di Galeazzo a Rivalta fossero dovute al suo interesse non tanto verso l’amico Obizzo, quanto per Bianchina, la bellissima moglie di quest’ ultimo.

Un giorno mentre si trovava sola a Piacenza, ella ricevette un messaggio di Galeazzo che la invitava con urgenza a raggiungerlo. Le intenzioni dell’uomo apparvero subito chiare. Bianchina, sostenuta dalla fedelta’ verso il marito, agì con furbizia e si recò al galante appuntamento accompagnata da alcune dame di fiducia.

Galeazzo ricevette Bianchina nei suoi saloni traboccanti di simboli di potere e di ricchezza. Fece preparare un pantagruelico banchetto, che alla penombra creata dalla luce tremula delle candele, faceva intravvedere recipienti colmi di cibo e caraffe traboccanti di vino della migliore qualità. Tutto ciò non lasciava certo dubbi sulle reali intenzioni dell’uomo nei confronti dell’amica, ma quella sera le sue aspettative furono deluse a causa dell’ingombrante presenza delle dame a seguito di Bianchina .

Tornata a Rivalta, la donna raccontò l’accaduto al marito, il quale, profondamente amareggiato per il comportamento dell’amico e protettore di un tempo diede inizio a possenti lavori di fortificazione del proprio castello, nell’ipotesi di più rovinosi contrasti. Galeazzo, acceso d’ ira per l’onta subita, radunò i suoi soldati ed assedio’ le mura del castello di Rivalta, ben cosciente pero’ di non avere nessuna possibilita’ di impadronirsi del robusto maniero con la forza. Cerco’ quindi di isolare gli assediati da ogni possibile rifornimento per costringerli ad arrendersi per fame.

Dopo undici settimane gli assediati dovettero arrendersi : Le perdite furono ingenti anche per i vincitori, che lasciarono sul campo piu’ di cinquanta uomini. Galeazzo ordino’ la distruzione del castello. L’offesa patita da Obizzo gridava vendetta . Egli era riuscito fortunosamente a fuggire e si era diretto verso Asti dove, messo da parte il Suo orgoglio ghibellino, si offri’ come condottiero delle truppe del cardinal Bertrando del Poggetto che mirava a conquistare proprio Piacenza , governata da Galeazzo Visconti.

Nell’ Ottobre dello stesso 1322 Obizzo, al comando di un contingente di duecento cavalieri e quattrocento fanti, entò in città sopraffacendo Galeazzo. Con questa vittoria era riuscito a sottrarre ai Visconti il dominio su Piacenza e ad essere eletto Governatore della città.

Come condottiero il Landi continuo’ a prestare servizio al pontefice difendendo le ragioni della Chiesa, finche mori’ nel 1328 a Bologna. Depurata dal suo aspetto romanzesco, la vicenda , in realta’, dimostra che a scatenare i conflitti non fu tanto il comportamento troppo galante di Galeazzo, quanto la precisa volonta’ di Obizzo di conquistare Piacenza.

Quanto alla moglie dei Landi, sembra che il Suo vero nome fosse Ermellina Bagarotti , ovvero Orsolina della Torre, come sostengono altri, l’unico dato certo e’ che la donna, era soprannominata Bianchina, esattamente come racconta la leggenda.


La storia di Pietro Zanardi Landi

Secondo il racconto, Obizzo Landi – feudatario di Rivalta nel XIV secolo – e la moglie Bianchina ebbero tre figli. Il più giovane perde la vita in un’imboscata, perciò il Castello passa alle sorelle ed ai rispettivi mariti, Pietro Zanardi Landi e Galvano Landi.

Questi si contendono a lungo l’eredità, finché non ne divenne proprietario Galvano III Landi. La rivalità tra i due dà origine alla leggenda del fantasma del Castello, poiché la vicenda si conclude con l’assassinio di Pietro Zanardi Landi. Secondo la credenza, al fine di vendicarsi lo spirito di Zanardi Landi avrebbe vagato nel Castello fino al 1890, anno di passaggio dei beni ai discendenti della vittima innocente.

Placato, ma dalla memoria durevole e non molto incline al perdono, il fantasma sarebbe ritornato nel 1970, quando presso gli Zanardi Landi è ospite un ignaro discendente dell’antico assassino. L’ospite viene tormentato per tutta la notte ed è in quell’occasione che, cercando tra le pieghe della storia, emerge la tragica vicenda.


Il cuoco Giuseppe

Più recente, ma sempre dall’origine tragica, l’altra presenza inspiegabile. Si tratta del cuoco Giuseppe, ucciso nel Settecento dal maggiordomo di cui aveva insidiato la moglie. Si manifesterebbe accendendo e spegnendo interruttori.

Negli anni Ottanta, durante una notte in cui era al Castello la principessa Margaret d’Inghilterra, Giuseppe si sarebbe divertito per oltre dieci minuti a mettere in funzione elettrodomestici e altre apparecchiature, spostando quadri e oggetti vari, soprattutto nell’ala del Castello affacciata sul Trebbia, dove si trovava la vecchia cucina. Il fantasma è stato studiato anche dall’equipe di Alessandro Cecchi Paone.

Ogni tanto, quando la casa è particolarmente affollata, il cuoco Giuseppe torna a manifestarsi, sempre però in modo più scherzoso che terrificante.