È una delle più antiche famiglie del patriziato di Piacenza, trae infatti le sue origini da una delle ramificazioni, situabili intorno al XIII secolo, del già allora molto importante ceppo familiare dei «de Andito» (successivamente Landi). Come le altre casate piacentine, quali i da Fontana e i Confalonieri, anche i de Andito, suddividendosi in vari rami, presero a distinguersi tra loro abbinando al cognome comune o il soprannome, o il patronimico, o il toponimo del luogo di residenza. Vennero così a identificarsi i Landi della Scala e i Gravago Landi, che derivarono il nome specifico dalla località, mentre i Barbarossa Landi, gli Zuccheri Landi, i Buffa Landi, i Volpe Landi, gli Zanardi Landi lo derivarono dal soprannome o dal patronimico. Zanardo de Andito, vissuto a cavallo dei secoli XII e XIII, fu il capostipite da cui discesero gli Zanardi Landi, che pur variando la denominazione non modificarono la loro arma originaria (banda azzurra in campo argento, a cui venne aggiunto più tardi il capo dell’impero) e rimasero costantemente ascritti alla classe landese dell’antico ordinamento comunale. Come gli altri rami della famiglia Landi anche gli Zanardi incrementarono le loro fortune economiche coll’esercizio di attività commerciali, anche in ambito internazionale, mantenendo sempre stretti legami di solidarietà con le altre famiglie del ceppo Landi. Dal predetto Zanardo, stipite accertato degli Zanardi Landi, discesero: il milite Giacomo, che compare nella pace di Cremona con i popolari (1219), Rinaldo Camerario del Comune nel 1210, Simone (vivente nel 1227) e Gandolfo (vivente nel 1235), nonché Oberto (vivente nel 1235) e Ruffino (vivente nel 1222), dai quali provengono due distinti rami. Zanardi discendenti da Oberto Oberto fu padre di Rinaldo (1277) che acquistò vasti terreni a Guardamiglio dal conte Ubertino Landi e che a sua volta ebbe: Oberto II (1289), padre di Francesca (testamento 1348) che fu moglie di Francesco Ferrari, il milite Rinaldo, e Giovanni. Rinaldo († 1346) fu cavaliere dello Speron d’Oro, proprietario di una casa posta in Cantone Mazzabona, poi venduta al Comune di Piacenza nel 1345, e di numerosi beni in Fiandra e Spagna, comproprietario con altri Zanardi, nel 1340, del castello di Veano per il quale istituì il divieto di alienazione. Egli sposò la nobile Elena Anguissola e da questa unione nacquero Agnese, maritata al nobile Gandolfo Zanardi Landi, Caterina, moglie di Pietro Ermengoglio (1339), Francesca, moglie del nobile Guglielmo Veggi (1357) e Giovanni canonico in Siviglia. Giovanni fratello del cavalier Rinaldo, che abitava presso S. Ilario (in una casa venduta nel 1347 al Comune di Piacenza), ebbe in moglie la nobile Olgandina Fulgosi (test. 1348) sorella del vescovo di Pavia. Da essa nacquero Ermellina, Francesca ed Elisabetta – sposate rispettivamente ai nobili Rinaldo Duranti, Gandolfo Medi Cattaneo, e Dolzanino Dolzani – , inoltre Caracosa ed Eleonora monache in S. Siro nel 1351, e due maschi, Bernardo, canonico del duomo di Piacenza nel 1378, e Nicolò (emancipato nel 1339) padre di Galvano (test. 1405) che dalla nobile Giovanna Banchi non ebbe discendenza. Zanardi discendenti da Ruffino Oberto fu padre di Rinaldo (1277) che acquistò vasti terreni a Guardamiglio dal conte Ubertino Landi e che a sua volta ebbe: Oberto II (1289), padre di Francesca (testamento 1348) che fu moglie di Francesco Ferrari, il milite Rinaldo, e Giovanni. Rinaldo († 1346) fu cavaliere dello Speron d’Oro, proprietario di una casa posta in Cantone Mazzabona, poi venduta al Comune di Piacenza nel 1345, e di numerosi beni in Fiandra e Spagna, comproprietario con altri Zanardi, nel 1340, del castello di Veano per il quale istituì il divieto di alienazione. Egli sposò la nobile Elena Anguissola e da questa unione nacquero Agnese, maritata al nobile Gandolfo Zanardi Landi, Caterina, moglie di Pietro Ermengoglio (1339), Francesca, moglie del nobile Guglielmo Veggi (1357) e Giovanni canonico in Siviglia. Giovanni fratello del cavalier Rinaldo, che abitava presso S. Ilario (in una casa venduta nel 1347 al Comune di Piacenza), ebbe in moglie la nobile Olgandina Fulgosi (test. 1348) sorella del vescovo di Pavia. Da essa nacquero Ermellina, Francesca ed Elisabetta – sposate rispettivamente ai nobili Rinaldo Duranti, Gandolfo Medi Cattaneo, e Dolzanino Dolzani – , inoltre Caracosa ed Eleonora monache in S. Siro nel 1351, e due maschi, Bernardo, canonico del duomo di Piacenza nel 1378, e Nicolò (emancipato nel 1339) padre di Galvano (test. 1405) che dalla nobile Giovanna Banchi non ebbe discendenza. – Ramo dei conti di Veano Il detto Giovanni Battista († 1623 cc), capostipite del ramo comitale, riacquistò nel 1576 dal conte Claudio Landi di Bardi il castello ed il feudo di Veano, che in passato già erano appartenuti agli Zanardi Landi e che ancora in parte essi conservavano, ottenendone il titolo comitale il 14 febbraio 1577 dal duca Ottavio Farnese, desideroso di crearsi appoggi fra le più importanti famiglie piacentine. E dopo l’investitura questo ramo inserì nel proprio antico stemma il giglio farnesiano, mentre gli altri rami mantennero l’arma originaria. Il conte Giovanni Battista, come tutti i suoi discendenti, prese parte al governo cittadino sedendo nel Consiglio Generale tra i magnifici della classe Landi, ed ebbe vastissimi possedimenti accentrati soprattutto attorno ai castelli di Veano e Ottavello, nonché di Calendasco, acquistato il 5 maggio 1584 dalla Camera Ducale, unitamente ai Benzoni. Egli sposò (1569 cc) Elisabetta dei conti Scotti di Fombio dalla quale ebbe Giustina, moglie del nobile Pier Francesco Mancassola (1601 cc), Anna, moglie del nobile Alessandro Portapuglia (1594 cc), Gian Ludovico († 1619 cc), che ereditò dagli zii Girolamo e Camillo i beni di Ancarano, e Bartolomeo (†1622 cc), ambasciatore ducale in Spagna, che dalla moglie Fulvia dei conti Scotti di Castelbosco e Mamago († 1613 cc), a sua volta ebbe Camilla, Pietro Maria († 1638 cc) e Antonio Maria († 1680 cc). La prima sposò il marchese Giacinto Malvicini Fontana (1624 cc); il secondo fu cavaliere della «cornetta bianca» e valente uomo d’armi, e sposò la nobile Ippolita Gentili Pusterla da cui ebbe Barbara, moglie del conte Alessandro Chiapponi, e Elisabetta sposata prima al conte Guido Barattieri di Buffalora e poi al marchese Giovanni Battista Meli Lupi di Soragna; il terzo, Antonio Maria († 1680 cc), sposò Diana dei conti Barattieri († 1693 cc), e da questa unione nacquero Fulvia, maritata al conte Orazio Portasavelli (1667 cc), PIetro maria († 1700 cc), Gian Ludovico e Bartolomeo, che abbracciarono lo stato religioso, e Giambattista († 1698 cc), divenuto anche proprietario del castello di Castellaro (1695), che dalla nobile Giulia Radini Tedeschi, erede della sua famiglia, ebbe Marta, moglie del conte Antonio Asinelli (1694 cc.) e Bartolomeo († 1740 cc) marito di Vittoria dei marchesi Appiani d’Aragona di Piombino († 1719 cc). Detto Bartolomeo fu uomo dai vasti interessi artistico-culturali e raccolse una pinacoteca assai pregevole, ma proprio questo amore per l’arte gli causò difficoltà finanziarie tali che, nonostante il suo patrimonio fosse cospicuo, dovette chiedere al duca l’autorizzazione di vendere alcuni beni, fra cui anche il castello di Calendasco (1719). Egli fu padre di Antonio Maria e di quattro femmine: Teresa, moglie del conte Paolo Cassoli da Reggio (1729 cc), Maddalena del conte Ignazio Torti (1730 cc), Diana del conte Marco Antonio Caracciolo (1720 cc) e Beatrice, del nobile veneto Orazio Bertolini (1737 cc). Antonio Maria († 1784 cc), da Marianna dei marchesi Anguissola da Grazzano († 1746 cc) ebbe Felice che acquistò dagli eredi dei Sanseverino la villa di Rivarossa presso Agazzano. Il conte Felice, che sedette nel Consiglio Generale dal 1762 al 1803, e morì nel suo castello di Veano nel 1808, ebbe due mogli; dalla prima, Marianna dei conti Trissino da Lodi († 1781 cc), nacquero Vittoria, sposa del conte Pietro Petrucci (1726 cc), e Vincenzo; mentre dalla seconda, Lucrezia dei marchesi Giandemaria († 1844), nacquero Ignazio, Antonio, e Marianna che sposò il conte Giacomo Affaticati (1810). Ignazio († 1848), podestà di Agazzano nel 1827, dalla moglie Luigia Racchini († 1887) ebbe solo due figlie, Livia († 1933) ed Elena sposa del generale Vencestao Cornetti (1863), mentre da Vincenzo, primogenito, e da Antonio ebbero origine due distinte linee della famiglia. – Linea di Antonio Dal conte Antonio († 1860) e da sua moglie Teresa Bonati († 1853) nacquero Luigia Ferrante, Pietro, Francesco e Felice che nel 1850 sposò Luisa Racchini vedova di suo zio Ignazio e che non ebbe figli. Luigia sposò Luigi Galbuzieri, mentre Ferrante († 1869) ebbe due mogli, Delfina Peccorini e Giovanna Galani, e della sua discendenza si è persa ogni traccia. Pietro († 862), eroico combattente nelle guerre del Risorgimento italiano, fu il promotore, il finanziatore e il comandante del gruppo di volontari piacentini, noto come Legione Zanardi Landi, che si distinse nelle battaglie di Sandrà e di Rivoli nel 1848, e poi in Toscana e a Roma durante la Repubblica Romana. Costretto, dagli avvenimenti politici italiani, ad emigrare, andò in Turchia, combatté poi in Egitto e in Libia nell’esercito ottomano e ottenne, sembra, il titolo turco di Visir. Nel 1859 tornò in patria e, reinserito con il grado di maggiore nel nuovo esercito italiano, ebbe l’incarico di fondare un reggimento che poi divenne il «Lucca Cavalleria», del quale fu anche il primo comandante fino alla morte. Francesco († 1894) partecipò col predetto fratello Pietro alle campagne dell’Indipendenza e poi divenne comandante del Distretto militare di Bologna, raggiungendo il grado di maggiore generale. In ricordo della sua nobile figura di militare e patriota gli fu intitolata a Piacenza, nel 1913, una caserma, ora andata distrutta, posta in quella che era allora chiamata piazza Castello. Il detto conte Francesco aveva sposato Augusta dei conti Ranoldi da Ancona, e da lui nacquero: Vittorio († 1938), generale dei Carabinieri, vicecomandante dell’Arma e comandante la scuola di Roma, sposo di Jenny Perti; Uberto, colonnello dei Carabinieri, dalle cui moglie Maria Lotardi ed Elisa dei marchesi Mangilli di Udine, discendono gli attuali rappresentanti di questa linea, residenti ad Udine. – Linea di Vincenzo Dal conte Vincenzo († 1825), primogenito del conte Felice, colonnello della Guardia nazionale, cavaliere e commendatore dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, e dalla consorte Luigia dei conti Scotti Douglas di Sarmato († 1861), ultima discendente di quell’illustre casato che portò alla famiglia Zanardi Landi il castello avito di Sarmato, nacquero Teresa, Carolina, Livia, le gemelle Marianna e Sofia, nonché Francesco, Antonio, e Pietro. Le femmine andarono spose, rispettivamente, al marchese Paolo Emilio Menafoglio di Modena (1831), al nobile Orazio Bodini di Genova (1829), al conte Antonio Omati (1842), al conte Girolamo Nasalli (1835), e al conte Antonio Soprani (1834). Francesco († 1865), già colonnello della Guardia nazionale, nel 1863 fu nominato sindaco di Piacenza ed ebbe per moglie Giustina dei marchesi Scotti Douglas di Vigoleno († 1898), dalla quale nacquero Teresa, moglie di Gioacchino Rombo nel 1872, e Carlo († 1929), proprietario oltre che di palazzi a Piacenza e di ville a Firenze, dei castelli di Olmeto, Sarmato e Rivalta; egli sposò Quirica Boselli Anguissola dei marchesi di Grazzano († 1939), da cui non ebbe figli, e lasciò i suoi beni ai discendenti di suo cugino Pietro. Antonio, maggiore della Guardia nazionale, sposò in prime nozze la nobile Teresa Ricci Oddi († 1869) e in seconde nozze la cognata Giustina dei marchesi Scotti Douglas di Vigoleno, vedova del fratello Francesco. Morì nel 1894. Pietro († 1895), già sottotenente dell’esercito di Maria Luigia duchessa di Parma, seguì la carriera militare raggiungendo il grado di maggiore generale dell’esercito italiano. Conte colonnello comandò il 7° Reggimento Cavalleria «Milano» (1875); fu aiutante di campo di Vittorio Emanuele II e venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare per essersi distinto alla battaglia di S. Martino. Egli fu nominato inoltre cavaliere dei S.S. Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia. Lo stesso conte Pietro sposò la milanese Francesca dei conti Barbiano di Belgioioso († 1935) da cui ebbe Teresa e Anna, sposate rispettivamente con il conte Francesco Pallastrelli di Celleri e con il marchese Francesco Landi di Chiavenna, nonché Luigi († 1948), sposo di Maria dei conti Calciati († 1941), da cui discendono gli attuali rappresentanti del ramo comitale primogenito della famiglia, tuttora residenti a Piacenza. Questo casato abitò fin dai tempi remoti nella parrocchia di S. Antonino, ove possedette numerose case tra cui il palazzo sito in piazza S. Antonino n. 10, che gli Zanardi Landi acquistarono ai primi del XVI secolo da Azzo Anguissola da Travo e dai Volpe Landi, e il palazzo situato in via Verdi n. 48, costruito dagli stessi Zanardi Landi alla fine di detto secolo XVI, l’uno e l’altro tuttora appartenenti alla famiglia. Si ricordano inoltre altre loro case non meno identificabili in vicina S. Martino in Borgo, S. Apollonia, S. Eufemia e S. Maria del Tempio. I1 casato ebbe inoltre vasti possedimenti a Larzano, Niviano, Caratta, Roveleto, Ancarano e Ottavello, Settima e Quarto, nonché a Veano, di cui ottenne dal XVI secolo anche l’investitura comitale. Possedette anche i castelli di Ottavello, Veano, Calendasco e Castellaro, di Olmeto, Sarmato e Rivalta e le ville di Zaffignano, Rivarossa e Bilegno di Borgonovo.