FAMIGLIA LANDI DI RIVALTA

 

Questo ramo della famiglia ebbe come stipite Corrado, figlio di Manfredo, cui nel 1491 erano toccati il castello e le proprietà di Rivalta.
In seguito per disposizione testamentaria di Ermellina Grassi Visconti, che ne era proprietaria ottenne in enfiteusi dall’Ospedale di Piacenza i beni e il castello di Niviano.
Nel 1500 il conte Corrado, che era consigliere ducale ed era fedelissimo della dinastia sforzesca, diede asilo nel castello di Rivalta al cardinale Guido Ascanio Sforza, in fuga da Milano ove erano i francesi di Luigi XII. Ma le milizie del sovrano francese riuscirono a penetrare nel castello catturandovi il cardinale; poco dopo anche Corrado fu inviato in Francia, prigioniero.
Liberato, ottenne nel 1507 di poter tenere il mercato nel suo feudo di Rivalta. Dalle sue. nozze con la milanese Costanza del Majno, sorella del grande giurista Giasone, ebbe vari figli tra i quali si ricordano Cornelia e Bianca, sposate rispettivamente con Luca Spinola e con Rinaldo Ariosto, Ermellina moglie di Daniele Radini Tedeschi, Ubertino, Ottavio I e Alessandro che diedero origine a tre linee.
– Linea di Ubertino Ubertino sposò Elena Caccia ed ebbe Eleonora e Costanza, – sposate rispettivamente con il marchese Massimiliano Fogliani Sforza e con il conte Ottaviano Caracciolo di Pradovera – nonché Corrado, il quale dalla cremonese Laura dei conti Stanga ebbe la figlia Lucrezia, che sposò il cugino Camillo Landi di Rivalta, e Ascanio. Quest’ultimo, marito di Briseide Malaspina di Mulazzo, fu padre di Ubertino, morto combattendo contro i Turchi, di Emilia moglie di Gian Luigi Scotti di Campremoldo e di Camillo. Costui sposò in prime nozze Paola Paveri Fontana – dalla quale ebbe Margherita, coniugata nel 1592 con il nobile Orazio Portasavelli – e in seconde nozze sposò Minerva Anguissola di Gazzola, che gli portò i beni di Casa Soprana in Val Luretta. Con Camillo, che non ebbe discendenti dal suo secondo matrimonio, si estinse questa linea. – Linea di Ottaviano Ottaviano I, altro figlio di Corrado Landi, divenne un illustre giurista, fu ammesso al Collegio dei Dottori e Giudici nel 1550 ed insegnò all’Università di Pisa nel 1549; si distinse anche come letterato. Sposò Lucia Vistarini di Lodi ed ebbe: Ersilia e Claudia – sposate rispettivamente al conte Anton Maria Anguissola di Podenzano e al cavaliere Gian Battista Anguissola di Gazzola, Fabrizio arciprete di Pieve Dugliara e canonico, che beneficò in morte l’Ospizio delle orfane (1574) e Giasone. Quest’ultimo fu marito di Costanza Scotti di Agazzano da cui nacquero: Teofila, moglie di Carlo Seccamelica benefattrice dell’Ospizio delle orfane, Muzio, che nel 1582 fu coinvolto in una congiura contro il duca Ottavio Farnese, e Ottaviano II, che vedovo di Laura Malvicini Fontana, sposò Porzia d’Aragona († 1607 cc) e lasciò solo tre figlie, Barbara (di primo letto), Eleonora e Costanza, sposate rispettivamente con Gian Battista Barattieri, con Ippolito Landi di Rivalta, e con Teodoro Landi del Mezzano (1603 w). – Linea di Alessandro Alessandro, terzo figlio di Corrado, sposò dapprima Sara dei conti Stanga, e poi Isabella dei conti Anguissola. Fu padre di numerosi figli tra cui: Sara moglie del conte Antonio Caracciolo, Gian Maria, Cristoforo, marito di Gerolama Colombi dalla quale ebbe solo Ippolita sposata con Zenone Pusterla, Giulio, che sposò Arcangela Anguissola e fu padre di Sara, moglie del nobile Innocenzo Anguissola, di Virginia moglie di Michele Romignani (1570 cc), nonché di Cesare, cui toccarono i beni di Scrivellano, e che non ebbe figli dalla moglie Paola Mancassola, – mentre ebbe un figlio naturale, Lazzaro († 1654 mm) che sposò Laura Anguissola di Pigazzano e non ebbe discendenza. Gian Maria, altro figlio di Alessandro Landi, rinnovò i legami con il ramo di Bardi attraverso le sue nozze con Ippolita Landi, dalla quale ebbe Costanza, moglie del conte Roberto Caracciolo, Giulia sposata con il conte Ludovico Arcelli e poi con il conte Claudio della Veggiola, e Camillo Cristoforo sposato con Lucrezia Landi dello stesso ramo di Rivalta. Ippolito († 1639 cc), figlio di Camillo Cristoforo, fu governatore di Sabbioneta nel 1629; mediante il suo matrimonio con Eleonora Landi figlia di Ottaviano riunì definitivamente le due linee di Rivalta. Ippolito ebbe vari figli: Carlo cavaliere di Malta († 1675 cc), Alessandro arciprete della cattedrale iscritto al Collegio dei Dottori e Giudici nel 1652, Camilla, moglie di Guido Barattieri (1631 cc), Isabella, moglie di Ferrante Portapuglia (1614 e), Giulia, moglie del reggiano conte Alessandro Cassoli, Angela che, vedova di Ottavio Portapuglia, sposò il conte Ferrante Anguissola d’Altoè (1627), Ottaviano († 1658 cc) che sposò Lucrezia Tedaldi († 1661). Quest’ultimo fu padre di Ernando, arciprete di Tuna ove fece riedificare la chiesa parrocchiale, e di Corrado, che sposando Cassandra Anguissola di S. Damiano († 1723 ff), coerente della sua famiglia, acquistò ingenti proprietà. Già dal ‘600 comunque i Landi di Rivalta erano una delle più ricche famiglie della città e possedevano fra l’altro un palazzo nella via S. Antonino (n. 35). All’estinzione della linea primogenita di Bardi, i Landi di Rivalta avrebbero potuto, come più prossimi agnati, avanzare legittime pretese sui feudi della Val di Taro; quindi, per tacitarli, il duca Ranuccio II Farnese, che nel 1682 aveva acquistato dai Doria Landi, venne a convenzioni con Corrado e con il suo primogenito Ippolito, i quali con atto del 2 luglio 1687 cedettero al duca tutte le ragioni di loro spettanza sui feudi Landi di Val Taro e di Val Ceno e ricevettero in cambio il feudo di Gambaro e degli Edifici in Val Nure, eretto per l’occasione in marchesato e riservato alla linea primogenita della famiglia. Oltre al primogenito lppolito, Corrado ebbe Adriano, secondogenito, cui furono assegnati i beni ed il castello di Niviano, mentre Rivalta e Gambaro rimanevano ad Ippolito.
Discendenza di Ippolito (marchesi di Gambaro e conti di Rivalta) Il detto Ippolito († 1738 cc), dottore in legge, ascritto al Collegio dei Dottori e dei Giudici nel 1687, letterato e autore di opere di carattere storico, sposò Margherita dei conti Marazzani, e poi Isabella Fogliani Sforza; dalla prima moglie ebbe vari figli tra i quali Ermellina moglie del conte Domenico Scotti di Sarmato, Flerida sposata a Colorno nel 1714 al marchese Gian Battista Mischi, Ubertino e Francesco. Ubertino (1687-1760) fu forse il migliore poeta e letterato piacentino del Settecento, promosse la fondazione della Colonia Arcadica piacentina e dell’Accademia fisico-matematica, tenne corrispondenza con vari scienziati e letterati e lasciò numerose pubblicazioni nonché alcuni interessanti diari (inediti) contenenti varie memorie e curiose osservazioni di costume, riguardanti i suoi viaggi in Europa.
Dalle sue nozze con Anna Caterina dei conti Scotti di Sarmato (l 1758) ebbe solo figli che morirono in giovane età: gli successe quindi il fratello Francesco († 1772 cc), pure distinto letterato, che contrasse tre matrimoni: con Maria dei conti Anguissola di Vigolzone († 1746 cc), con Beatrice dei conti Arrigozzi di Cremona († 1762 cc), e Veronica dei conti Caracciolo († 1765), dalla quale madre ebbe Luisa, moglie del conte Giuseppe Radini Tedeschi (1784 cc).
Dalle prime nozze era nato Giuseppe, marito di Lodovica dei conti Soprani († 1835), che fece restaurare ed abbellire il castello di Rivalta. Morì senza figli nel 1808, ultimo della linea marchionale di Rivalta; i beni della famiglia, dopo lunghe controversie, toccarono al ramo Landi delle Caselle.

Discendenza di Adriano (conti di Niviano)

Pochi anni dopo si estinse la linea comitale di Niviano, i cui membri abitavano generalmente nel castello del loro feudo; il loro stipite, il conte Adriano († 1742), marito di Laura dei conti Canossi († 1760), ebbe Marianna moglie del conte Polidoro Rugarli (1738 kk), Lucrezia sposata con Prospero Volpini di Parma, Alba moglie del nobile Giuseppe Lattanzi (1755), e Antonio († 1791 nn) che sposò la nobile Marianna Cipelli († 1776) erede della sua famiglia. Antonio fu padre di Lucrezia († 1820) e di Adriano († 1816), che dalla moglie nob. Giovanna Boselli († 1831) non ebbe figli. Con loro si estinse pertanto la linea dei Landi di Niviano, la cui eredità fu pure raccolta dai Landi delle Caselle.