RAMO DEI LANDI DELLE CASELLE

 

Questo ramo ebbe origine da Pompeo, terzo figlio di Manfredo, al quale furono assegnati nel 1491, in seguito a divisioni con i fratelli Federico e Corrado, il feudo delle Caselle (attualmente nell’Oltrepo milanese ma allora nella fascia rivierasca piacentina), e quelli di Compiano, e di Bedonia nell’alta Val di Taro, che ben presto passarono, per un matrimonio, al ramo dei Landi di Bardi.
Da Pompeo e da Laura dei marchesi Pallavicino nacquero Tidea, sposata al nobile Giovanni da Tolentino, nonché Manfredo e Gian Ludovico. Pompeo testò nel 1530. Manfredo, marito di Caterina Visconti di Milano, premorì al padre lasciando Giulia († 1546) e un figlio naturale legittimato, Cesare, che morì combattendo valorosamente a Tunisi nel 1535.
Giulia, che sposò Agostino Landi di Bardi (1532), divise con lo zio Gian Lodovico i beni già di Pompeo: a Giulia furono assegnati Compiano e Bedonia, mentre a Gian Lodovico furono assegnate le Caselle con gli altri beni in pianura.
Dalle nozze di Gian Lodovico con Lucrezia dei conti Scotti di Sarmato nacquero vari figli tra cui Laura, moglie del conte Galeazzo Scotti e Costanzo († 1564), dottore collegiato nel 1549, che ebbe vasti interessi culturali e pubblicò vari scritti di poesia, di giurisdizione ed un’opera di numismatica sulle medaglie romane, che gli diede una certa celebrità.
Altri figli di Gian Lodovico furono Manfredo, che sposò Luisa Radini Tedeschi e fu padre di Sulpizia sposata al conte Alberto Scotti e Nicolò, che dalla moglie Giovanna Maria Barattieri ebbe Cristoforo, il quale sposò Barbara dei conti Caracciolo di Macerato, e il 2 marzo 1594 cedette ai Farnese i diritti che vantava sul feudo di Compiano.
Figli di Cristoforo furono Galvano, cavaliere di Malta, nonché Francesco e Nicolò († 1666 cc), che sposarono rispettivamente Eleonora e Caterina († 1668 cc) dei conti Radini Tedeschi.
Il 10 gennaio 1648 Francesco e Nicolò acquistarono il castello e le terre di Chiavenna nella pianura piacentina, che l’11 febbraio successivo furono ereditati dal duca Ranuccio
II Farnese in marchesato per Nicolò e per i suoi discendenti maschi primogeniti; mancando questa linea venne chiamata alla successione quella del fratello Francesco.
Il 30 gennaio 1649 la località di Mezzano Costa Gramigna fu unita all’adiacente feudo di Caselle che i Landi da secoli già possedevano, mentre il 25 febbraio 1651 Nicolò ottenne, con titolo comitale, anche i feudi di Villò, Albarola e Colonese, con successione al nipote Pompeo figlio di Francesco.
Il marchese Nicolò non ebbe discendenza e testò nel 1650 chiamando erede il fratello. Francesco, che succedette nei feudi e nei titoli al suddetto Nicolò, ebbe invece Pompeo, Gian Battista, e Felice il quale, resosi inviso a Francesco Farnese, fu incarcerato a Bardi e poi espulso dallo Stato dopo romanzesche vicende diplomatiche; cavaliere di Malta, ottenne la commenda del gran priorato di Barletta e morì a Malta nel 1726; egli fece edificare il palazzo di Caselle. Il marchese Pompeo († 1721 m), primogenito di Francesco, sposò Polissena dei conti Scotti, fu padre di Lucrezia, Eleonora e Maddalena, sposate rispettivamente con il conte Giovanni Nicelli, con il conte Gian Battista Radini Tedeschi (1677) e con il marchese Angelo Malaspina di S. Margherita (1708 u), nonché Francesco († 1716 a Vienna), cavaliere di Malta e gentiluomo di camera dell’imperatore Carlo IV, e Costanzo († 1739 m), che sposò Barbara dei conti Canossi († 1748 m) dalla quale non ebbe figli. Il conte Gian Battista († 1722 nn), fratello del marchese Pompeo, letterato e diplomatico farnesiano, già negli ultimi anni del Seicento abitava nella parrocchia di S. Stefano, sullo Stradone Farnese, dove fece costruire il sontuoso palazzo che è tuttora sede della famiglia (n. civico 324: in precedenza i Landi delle Caselle avevano abitato in un ampio palazzo di via Borghetto contiguo alla chiesa di S. Maria degli Speroni, ora S. Fermo, che fu in seguito alienato.
Moglie di Gian Battista fu Gerolama dei marchesi Appiani d’Aragona († 1765 nn), e furono suoi figli Eleonora, sposata al conte Carlo Rossi Salvatico, Uberto, Francesco Maria e Federico († 1773 m): quest’ultimo, che nel 1734 uccise il fratello Uberto nel corso di una lite, dalla moglie Paola dei conti Foppa ebbe solo una figlia, Maria Teresa, sposata al conte Domenico della Porta. Discendenza maschile ebbe invece Francesco Maria († 1769 mm), che sposò Ottavia Pallavicino dei marchesi di Tabiano († 1793 nn), e fu padre di Giambattista († 1806), di Cristoforo († 1808) e di Rossana, che andò sposa al conte Annibale della Somaglia (1771 nn) e fu donna di rara intelligenza e cultura; l’amore per l’arte e per la scienza, del resto, fu comune ai suoi fratelli, e soprattutto a Giambattista, che fu il protettore e il mecenate del pittore Gaspare Landi.

Giambattista sposò Isotta dei marchesi Pindemonte († 1826), sorella del celebre Ippolito e donna di avvenenza, d’ingegno e di cultura non comuni, attorno alla quale si riunì la società intellettuale piacentina dei suoi tempi. Uguale dedizione alla cultura ebbero i figli di Giambattista e di Isotta: Gerolama, moglie del marchese Annibale Bellisomi di Pavia (1800 nn) e Ferdinando († 1853 a Siena), distinto letterato e matematico, appassionato bibliofilo che ebbe il merito di destinare ad uso pubblico l’enorme e preziosa biblioteca in gran parte da lui raccolta, ricca di manoscritti e di edizioni antiche, rare e pregiate. Egli fu presidente del Magistrato degli Studi di Piacenza (a cui competeva il controllo della pubblica istruzione), ricoperse inoltre cariche primarie presso la corte ducale, tra cui quelle di ciambellano e grande di Corte, di senatore gran croce dell’Ordine Costantiniano e di gran cancelliere dell’Ordine di S. Lodovico. Lo stesso Ferdinando fu marito (1803) di Angela dei marchesi Grimaldi Granata di Genova († 1836), dalla quale ebbe Ottavia e Sofia, rispettivamente sposate al duca Federico Fogliani Sforza (1828) e al conte Ferdinando Scotti di S. Giorgio (1835), nonché Giambattista, coniugato con Teresa dei marchesi Bellini († 1887), che premorì nel 1848 al padre. Giambattista lasciò Angela ed Anna, sposate rispettivamente al conte Gerolamo Leoni (1856) e al marchese Tito Honorati (1867), nonché Alfonso, Federico, Lodovico e Ubertino. Alfonso († 1919) che ebbe poi rovesci di fortuna, si distinse anche in campo politico fra le personalità piacentine più in vista del laicato cattolico e fu insignito dal Pontefice dell’Ordine Piano; dalla moglie Emilia dei conti Coardi di Balangero († 1922) ebbe Maria, sposata al marchese Giuseppe Casati (1884), e Paola, sposata al marchese Alfredo d’Albertas (1886). Federico (†1922), che pure lui, negli ultimi anni della sua vita visse in condizioni economicamente disagiate, sposò Anna dei conti Boschetti di Modena († 1895) e fu padre di Antonietta, maritata con Giambattista Rombo genovese, e di Gian Battista, morto celibe nel 1915. Lodovico († 1899) da Giulia dei conti Litta Modignani († 1932) ebbe Giovanna, sposata al conte Giuseppe Radini Tedeschi e Luigi († 1921) che sposò Paola Gatti († 1965), nipote del vescovo Scalabrini. Ubertino († 1916) sposò Annetta dei conti Anguissola Scotti († 1933) e fu padre di Teresa e di Ottavia – sposate rispettivamente con il conte Agostino Cigala Fulgosi e con il conte Gian Battista Pignatti Morano, modenese –, nonché di Francesco († 1948), marito di Anna dei conti Zanardi Landi († 1916) e padre di Ferdinando († 1975), marito di Maria Celeste dei marchesi Riandrà Trecchi di Reaglie († 1966). La discendenza di Luigi, figlio di Lodovico, come quella di Francesco, figlio di Ubertino, è tuttora rappresentata.
Anche i Landi delle Caselle si segnalano come una famiglia particolarmente cospicua per il rango sociale, per il valore di alcuni personaggi, oltre che per il censo.
Va notato peraltro che le sostanze della famiglia, che agli inizi dell’Ottocento erano ulteriormente aumentate per eredità dei beni dei rami di Rivalta e di Niviano, subirono gravi colpi nella seconda metà dello stesso secolo per le troppe suddivisioni e per varie vicissitudini amministrative, che tuttavia non impedirono le conservazioni dei beni delle Caselle, tuttora posseduti dai discendenti di Ubertino, insieme al palazzo sullo Stradone Farnese, ricuperato per eredità dalla duchessa Clelia Fogliani, ed al castello di Vigolzone, acquistato ai primi di questo secolo.